Borgagne e “l’oro liquido del Salento”

Borgagne e “l’oro liquido del Salento”

E adesso, è d’obbligo un’incursione nel mio piccolo borgo!

Borgagne è un paese di circa 2.000 anime, in provincia di Lecce, poco distante dal blu del mar Adriatico ma immerso in una distesa di verdi ulivi secolari; nonostante la vicinanza al mare, la sua storia rimane indissolubilmente legata all’agricoltura, tanto da plasmarne, nel corso dei secoli, la sua architettura, con il bianco delle case a corte e delle masserie, l’indole dei suoi abitanti, ospitali ma allo stesso tempo tenaci.

Giungendo a Borgagne della strada di collegamento principale, via Lecce, a darti il benvenuto è direttamente il “cuore del paese”, p.zza S. Antonio. Tutto è lì, o a poca disatanza, come lo è palazzo Sciurti, uno dei luoghi che meglio racconta la storia di questo piccolo paese salentino: storia di agricoltura, di un prodotto agricolo e del suo processo di traformazione nel corso dei secoli.

Palazzo Sciurti, il cui primo impianto fortificato risalirebbe al XVI sec. d.C., ospita infatti un frantoio semipogeo, registrato già nel 1844 come frantoio è rimasto in uso fino al 1969-70; il complesso, è stato interamente acquisito dal comune di Melendugno fra il 1983 e il 1988.

Il frantoio, che presenta un impianto planimetrico di tipo “a camera”, rientra nella tipologia dei frantoi semipogei, scavato nel banco roccioso di tipo tufaceo. Nell’ambiente principale dove sono disposti i macchinari, si possono seguire le fasi fondamentali della lavorazione delle olive: le cinque presse idrauliche e il motore, affiancati da una grande vasca per il deposito dell’olio; sul pavimento di fronte alle presse le tracce dei pozzetti di decantazione e il pozzo centrale per la raccolta della sintina (prodotto di scarto della molitura); a sinistra la vasca per la molitura, con le tre pietre, collegata tramite puleggia al motore elettrico, precedentemente azionata dal movimento di uno o due cavalli o asini. Dall’ambiente principale si accede ad un vano di deposito, caratterizzato dalla presenza di otto sciave (depositi per le olive). Sempre in questo ambiente, nell’angolo a sud-ovest, sono i resti di un torchio ligneo “alla genovese”. La particolarità del frantoio semipogeo di Borgagne è che al suo interno si possono seguire le evoluzioni tecnologiche che nel corso dei secoli sono state apportate ai macchinari, con il passaggio dalla forza animale all’energia elettrica, per migliorare il processo produttivo dell’olio.

Le raccolta delle olive si svolgeva nei mesi da settembre a gennaio e in questi mesi il lavoro era frenetico e senza sosta, tanto da costringere gli operai “frantoiani” a svolgere tutte le fasi della loro giornata direttamente sul posto di lavoro; all’interno del seminterrato vi erano infatti, uno spazio per il riposo, su tavole di legno ricoperte di paglia, nel locale ammezzato e un caminetto per la cottura dei cibi, legumi e verdura.

Un luogo dove ancora oggi, le pareti annerite dal fumo, le pietre molari consunte, il termine lu ‘nfiernu ad indicare un pozzo senza fine e la mancanza di luce, riportano al passato dei nostri nonni, alla loro umiltà e ai sacrifici fatti per realizzare il futuro di un intero territorio: l’olio, “oro liquido del Salento”.

Il frantoio Sciurti è visitabile, tra fine maggio e i primi giorni di giugno, in concomitanza del festival Borgoinfesta.